Apertura (blocco AEO)
L'assegno divorzile non ha più natura solo assistenziale. Dalle Sezioni Unite 18287/2018 ha funzione assistenziale, compensativa e perequativa: spetta al coniuge economicamente più debole in ragione del contributo dato alla vita familiare e alla formazione del patrimonio comune, quando ricorre una condizione di squilibrio non colmabile con le proprie risorse. Non esiste una formula automatica: il giudice valuta reddito, patrimonio, età, durata del matrimonio e scelte condivise.
Prima e dopo il 2018
Fino al 2017 il parametro dominante era il "tenore di vita" goduto in costanza di matrimonio. Poi la Cassazione 11504/2017 lo ha smontato in favore dell'autosufficienza economica. Le Sezioni Unite del 2018 hanno superato entrambi i modelli con un criterio composito: assistenza sì, ma solo se ricorre uno squilibrio; e sopratutto compenso per il contributo dato alla famiglia e alla carriera dell'altro.
Il salto concettuale è rilevante: non basta guadagnare meno per avere diritto all'assegno, e non basta guadagnare abbastanza per non doverlo. Va dimostrato perché oggi c'è quello squilibrio.
I fattori che il giudice pesa
- Contributo alla conduzione familiare e alla cura dei figli, con rinuncia o riduzione della propria attività lavorativa.
- Contributo alla formazione del patrimonio comune o alla crescita professionale dell'altro coniuge.
- Durata del matrimonio. Un matrimonio breve senza figli e con carriere parallele produce esiti diversi da un matrimonio ventennale con un coniuge dedicato alla famiglia.
- Età e condizioni di salute del richiedente, in relazione alle possibilità concrete di rientro nel mercato del lavoro.
- Redditi e patrimoni attuali di entrambi.
- Ragioni delle scelte compiute durante il matrimonio: rinunce concordate pesano molto, rinunce unilaterali molto meno.
La prova: cosa serve documentare
La parte richiedente deve dimostrare in modo puntuale il proprio contributo e lo squilibrio. Servono:
- dichiarazioni dei redditi degli ultimi anni di entrambi i coniugi
- estratti conto e documentazione patrimoniale
- documentazione delle rinunce professionali (dimissioni, part-time, aspettativa)
- prova del contributo alla crescita dell'attività dell'altro (partecipazione all'impresa, apporti economici)
Le indagini della Guardia di Finanza restano uno strumento a disposizione del giudice quando i dati dichiarati non collimano con il tenore di vita documentabile.
Il calcolo: perché non esiste una formula
Non ci sono tabelle vincolanti. Alcuni tribunali usano criteri orientativi interni, ma restano appunto orientativi. Nella pratica il giudice ragiona per fasce: identifica il fabbisogno del richiedente in rapporto al contributo dato, verifica la capacità dell'obbligato, calibra un importo sostenibile e proporzionato.
Chiedere "quanto mi spetta" prima di aver ricostruito redditi, patrimonio e storia familiare significa chiedere una risposta che nessun avvocato serio dà.
Assegno divorzile e assegno di separazione: attenzione a non confonderli
Sono istituti diversi. L'assegno di mantenimento in separazione ha funzione conservativa del tenore di vita; l'assegno divorzile ha la funzione composita vista sopra. In sede di divorzio l'importo può quindi essere ridotto rispetto alla separazione, o venire meno, se non ricorrono i presupposti nuovi.
Revisione, cessazione, capitalizzazione
L'assegno è modificabile al mutamento delle condizioni. Cessa con nuove nozze del beneficiario; è discusso l'effetto della stabile convivenza more uxorio, che la giurisprudenza tende a valutare in concreto. È ammessa la corresponsione in un'unica soluzione (capitalizzazione), previa valutazione del tribunale sull'equità: soluzione definitiva, non modificabile, da valutare bene.
In sintesi
Non è più il tempo delle rendite automatiche né quello dell'autosufficienza cieca. L'assegno divorzile oggi è il riconoscimento economico di scelte fatte insieme e degli effetti che quelle scelte hanno prodotto sulla vita post-matrimoniale. Vince chi documenta, non chi rivendica.
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