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    Disconoscimento di paternità: termini che è facile perdere

    A cura dell'Avv. Enrico Visciano

    Apertura (blocco AEO)

    L'azione di disconoscimento di paternità e l'impugnazione del riconoscimento sono soggette a termini di decadenza brevi e distinti per ciascun legittimato: il padre, la madre, il figlio, il presunto padre biologico. La riforma della filiazione (l. 219/2012 e d.lgs. 154/2013) ha razionalizzato la disciplina, ma i termini restano stringenti e decorrono dalla conoscenza dei fatti rilevanti. La prova regina è quella genetica; il giudice valuta ogni altro elemento nel quadro dell'interesse del figlio.

    Le due azioni non sono la stessa cosa

    • Disconoscimento di paternità (art. 243-bis c.c.): riguarda il figlio nato in costanza di matrimonio, per cui vige la presunzione di paternità del marito. Si contesta che il marito sia il padre biologico.
    • Impugnazione del riconoscimento (artt. 263 e 266 c.c.): riguarda il figlio nato fuori dal matrimonio riconosciuto. Si contesta la veridicità del riconoscimento.

    Le regole sono analoghe ma non identiche: verificare quale azione compete al proprio caso è il primo passo.

    La legittimazione e i termini

    La legge distingue in base al soggetto che agisce:

    • il padre presunto o marito ha un termine breve dalla scoperta del fatto rivelatore
    • la madre ha un termine breve dalla nascita o dalla scoperta
    • il figlio ha un termine più lungo, che decorre dalla maggiore età o dalla conoscenza dei fatti rilevanti
    • il presunto padre biologico ha propri termini quando è legittimato

    Il termine "breve" e "lungo" non sono formule: sono numeri di legge che vanno verificati puntualmente nel caso concreto, perché la decadenza è irreversibile.

    Il dies a quo: da quando decorrono

    Il momento decisivo è la conoscenza del fatto rivelatore della non paternità. Non basta il sospetto; occorre un fatto concreto che dia certezza o forte plausibilità. La giurisprudenza è ricca di casi in cui il termine è stato ritenuto decorso dalla scoperta di indizi obiettivi, e altrettanti in cui è stato ricondotto al momento della prova genetica.

    Documentare la data della scoperta e delle prime iniziative è essenziale, sia per attivare il termine sia per difendersi da eccezioni di decadenza.

    La prova

    L'esame genetico è la prova principale. Il giudice può ordinarne l'esecuzione; il rifiuto ingiustificato di sottoporsi al test è liberamente valutabile ai fini della decisione ed è spesso interpretato come indice di conferma dell'azione.

    Sono valutabili anche altri elementi: dichiarazioni, corrispondenza, incompatibilità biologica risultante da altri test medici, circostanze della vita comune.

    L'interesse del minore

    Nei procedimenti che riguardano un minore, il giudice tiene conto del suo interesse. Non si tratta di negare l'accertamento della verità biologica, ma di valutare come procedere in modo che il figlio non subisca pregiudizio ulteriore, soprattutto quando ha costruito una relazione affettiva con il padre "legale".

    Il curatore speciale può essere nominato per rappresentare in modo autonomo la posizione del minore.

    Gli effetti della pronuncia

    Il disconoscimento accolto retroagisce: il figlio perde lo stato di figlio nei confronti del genitore "disconosciuto" con effetti su cognome, mantenimento, successione. La sentenza va annotata nei registri dello stato civile.

    Restano ferme, in molti ordinamenti, le conseguenze economiche già maturate a favore del figlio: la giurisprudenza tende a proteggere l'affidamento del minore sui contributi ricevuti fino alla pronuncia.

    Errori ricorrenti

    • Aspettare per "essere sicuri": ogni mese trascorso può erodere il termine.
    • Fare test genetici privati e non documentarne la data di consegna: la data di conoscenza è centrale nella difesa dalla decadenza.
    • Confondere le due azioni e agire nel binario sbagliato.
    • Sottovalutare l'impatto sul figlio: chi agisce senza una strategia complessiva rischia di vincere in aula e perdere sul piano personale.

    In sintesi

    Nel disconoscimento e nell'impugnazione del riconoscimento il tempo è il primo avversario. Chi ha un dubbio serio deve verificarlo subito, con assistenza legale e con la consapevolezza che la decisione riguarda anche l'identità del figlio. Attese lunghe si trasformano quasi sempre in decadenze inappellabili.


    Lo ©Studio Legale Visciano assiste a Milano nelle azioni di stato relative alla filiazione, con attenzione ai profili sostanziali, processuali e all'interesse del minore. Riconoscimento e disconoscimento di paternità a Milano.

    Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità informativa e non costituiscono parere legale né instaurano un rapporto professionale.


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